ARTBOX21GR / N.4VIDEOARTE · 2026
ALEX SALA · VIDEOPERFORMANCE

Nessun luogo è sicuro

Tre atti. Un unico luogo mentale.

2026 · VIDEOPERFORMANCE

La videoperformance

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Il luogo mentale

È questo luogo il vero protagonista dell’opera: uno spazio interiore, instabile e mutevole, nel quale si depositano le paure, le tensioni e le possibilità che attraversano la nostra esistenza. Non è un luogo fisico, ma una condizione della coscienza. Un territorio nel quale ciò che accade fuori e ciò che accade dentro finiscono per coincidere.

I tre atti non raccontano tre luoghi diversi, ma tre stati dello stesso luogo mentale. Il montaggio è il medesimo, ma viene modificato in funzione di ciò che ogni atto vuole esprimere. La stessa realtà viene così attraversata da tre differenti condizioni percettive.

Il primo atto, Rosso, è il pericolo. Il luogo mentale appare attraversato da una condizione di allarme e di tensione. Il rosso diventa il segnale di una precarietà che appartiene al nostro tempo e alla nostra esistenza. È la presa di coscienza di trovarsi dentro una condizione delicata, nella quale nessun punto può essere considerato definitivamente sicuro.

Il secondo atto conduce lo stesso luogo mentale verso una condizione di decadenza. L’ambiente appare compromesso, distrutto, consumato. È un paesaggio interiore che ha perso il proprio equilibrio. La sua rovina diventa la manifestazione di un presente divenuto pericoloso: un luogo mentale nel quale la crisi non è più una possibilità futura, ma una condizione già presente.

È qui che il luogo mentale diventa più evidente: ciò che osserviamo non rappresenta semplicemente qualcosa che sta accadendo nel mondo, ma ciò che il mondo ha lasciato dentro di noi.

Il terzo atto, Bianco, apre infine una possibilità. Il luogo mentale non viene cancellato né abbandonato, ma attraversato da una trasformazione. Il bianco introduce una sospensione: una possibilità di apertura e di rigenerazione. È la possibilità di salvezza e di guarigione.

Ma non una salvezza certa.

Il bianco è una possibilità che emerge dallo stesso luogo nel quale sono apparsi il pericolo e la rovina.

I tre atti descrivono così un unico attraversamento: un luogo mentale che si allarma, si deteriora e infine cerca una possibilità di trasformazione.

Lo stesso spazio.
Lo stesso montaggio.
Tre stati della coscienza.

NESSUN LUOGO È SICURO non racconta dunque la ricerca di un luogo nel quale sentirsi protetti. Racconta la scoperta che il luogo nel quale cerchiamo sicurezza è dentro di noi — e che anche questo luogo può essere attraversato dal pericolo, dalla rovina e dalla possibilità di guarire.

Quel luogo siamo noi.